Bugie Rosse

Bugie Rosse
Bugie Rosse

Dopo il film tv Per Sempre di Lamberto Bava, Gioa Scola produce ed interpreta Bugie Rosse, lavoro che purtroppo le resterà appiccicato addosso per motivi extra artistici. Al di là del valore della pellicola (comunque massacrata all'epoca dalla critica, perlomeno quella con le giacche di velluto e le polacchine), questo è l'ultimo film della Scola, che nel '95 finirà sotto inchiesta per traffico di droga, tirata dentro le indagini della magistratura dalle rivelazioni di un pentito. Dopo tre mesi di galera, vera, e due agli arresti domiciliari, venne definitivamente scagionata nel 2007, ma la bagarre mediatica che si scatenò (ed il fatto che tra i vip coinvolti vi fossero Paolo Berlusconi ed il ministro Goria) bastò per distruggere la sua carriera. Lo dico subito, Bugie Rosse non mi ha entusiasmato in modo eclatante, pur trattandosi di un lavoro privo di grossi difetti formali, tuttavia il massacro che dovette subire la Scola ha finito con l'alterare e falsare un po' il mio giudizio sul film, tendo insomma a ricordarlo con maggior generosità e benevolenza proprio perché di lì a poco la Scola sarebbe stata demolita senza pietà. Bellissima donna, forse solo discreta come attrice, la Scola deve aver creduto molto in questa pellicola, tanto da averla prodotta. Marco Giusti nel Dizionario Stracult ricorda le temerarie difese del film e della categoria "cinema erotico" da parte dell'attrice durante le puntate del Costanzo Show; si sa, in Italia il cinema erotico è sempre stato visto come una roba da sfigati, da mezzi depravati, da pezzenti. Al massimo si riconosce una certa statura solo ai film (meglio se stranieri) dove il/la protagonista muore, si ammala di patologie terminali, ha un'esistenza disastrata e sfoga le sue frustrazioni in una sessualità malata, morbosa e turbolenta. I film di Alain Robbe-Grillet, Lezioni Di Piano, La Pianista (evidentemente il pianoforte fa molto erotico-intellettuale), Ultimo Tango A Parigi, incarnano la tipologia di erotismo che un critico italiano può tollerare, ovvero dove il connubio eros e thanatos spadroneggia; una ludica, solare e spensierata visione del sesso (per intenderci, alla Tinto Brass) è vista come sottoprodotto della sottocultura del sottosviluppo mentale. Tutto sotto, cioè inferiore, neanderthaliano.

Bugie Rosse di solare ha pochissimo, allo stesso tempo però non ha velleità autorali (e questo è un crimine), è un thriller blando, con qualche inserto soft. Anche un po' scomodo come tematiche, poiché alle scene d'amore che vedono coinvolte la Scola o Barbara Scoppa, si accompagnano amori omosessuali e, soprattutto, connivenze politiche. Il film infatti racconta un'inchiesta giornalistica portata avanti da Marco (Tomas Aran) e Lucia (Natasha Hovey) nel mondo dei ragazzi di vita gay. Un assassino li sta uccidendo e Marco intende scoprire di chi si tratti. Inizia quindi a frequentare quel mondo, fingendosi omosessuale, rischiando ripetutamente la vita e arrivando a mettere in crisi il rapporto con la moglie Adria (Scola). - SPOILER: Giocoforza Marco si trova sempre coinvolto nelle scene del delitto, tanto da finire sotto gli occhi della Polizia come possibile indiziato; sarà il suo amico di sempre, Roberto (Gianfranco Jannuzzo), magistrato, a proteggerlo....fino a quando Marco scoprirà che il killer degli omosessuali è proprio Roberto, ricattato da un politico coinvolto nel giro, per uccidere il quale Roberto scatena una ridda di morti confondendo le acque e facendo passare gli omicidi come regolamenti di conti all'interno dell'ambiente gay. Spalle al muro, e distrutto dall'accaduto, Roberto si suicida dopo aver puntato la pistola contro Marco.

Bugie Rosse ha diversi pregi; trattandosi di un film di genere (dunque non una produzione con la P maiuscola, soprattutto in termini di budget), bazzicando argomenti spinati, volendo comunque gettare un ponte sull'erotismo, poteva risultare una di quelle operazioni trash come se ne sono viste tante in Italia. Date le premesse insomma, fallire era statisticamente assai probabile, se la mano del regista e una sceneggiatura quadrata non avessero saputo trovare il giusto punto di equilibrio. Per Bugie Rosse tutto sommato questo piccolo miracolo avviene, il film non sbava, non sbraca, almeno non troppo, ha un suo baricentro, una suo rigore formale. Certo, non tutto è perfetto, il mondo gay è visto con un po' di superficialità, così come l'eccessiva facilità con cui gli etero cedono a passioni diverse, e viceversa i "diversi" si fanno tentare da amori etero, stupisce un po'; ed anche il fatto che come nulla fosse la Hovey riprenda con una ingombrante telecamera gli avventori di un cinema porno o i giardinetto dove gli omosessuali si prostituiscono è quantomeno naive. A livello di trama gialla però il colpo di scena finale è ben orchestrato e nient'affatto prevedibile. Io una mia idea su chi potesse essere l'assassino me l'ero fatta, complice anche un dialogo che ad un certo punto pare aprire una pista, ma è una falsa pista (voluto o meno), e in conclusione il disvelamento del killer mi ha positivamente sorpreso (meno i rimandi argentiani eclatanti evocati dagli irrinunciabili guanti di pelle nera, anche quando l'assassino è a casa sua e non avrebbe alcuna necessità di indossare dei guanti). Di erotismo non ce n'è poi tantissimo, un paio di scene abbastanza di "scuola" (ma eleganti) tra la Scola e Arana e un amplesso un po' violento sempre tra Arana e la Scoppa, che ha l'ingrato compito di fare la rizzaca**i per tutto il film (riuscendovi per altro benone). Nel cast c'è un giovane Lorenzo Flaherty, piuttosto in parte, un'Alida Valli non nuova a ruoli venati di sangue, un Franco Calissano che ha due pose e la su menzionata Natasha Hovey sempre gradevole. Pure il titolo gioca di fino, poiché quel "rosso" ha tanti riferimenti all'interno del film, dettagli talvolta di circostanza talvolta di sostanza, che rimandano caleidoscopicamente al cuore della faccenda.

Trailer ufficiale

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