Una Donna Di Seconda Mano

Una Donna Di Seconda Mano
Una Donna Di Seconda Mano

Pino Tosini il genere erotico un po' ce l'aveva nelle sue corde, come sceneggiatore aveva contribuito a I Racconti Romani Di Una Ex Novizia (1972) e Una Donna Dietro La Porta (1982), come regista dirige Una Donna Di Seconda Mano (1977). A proposito di mano, quella del regista è di spessore, d'autore, anche laddove si cimenta in produzioni che flirtano con l'eros non produce mai filmetti sciatti e banali. Una Donna Di Seconda Mano (dove la donna "usata" è Senta Berger) è tanto erotico quanto drammatico, non una pellicola tanto per (....mostrare nudità gratuite) insomma. Già il cast ha un suo peso, accanto alla Berger - una che si è prestata praticamente a qualsiasi genere cinematografico e che oggi presiede la German Film Academy - ci sono Enrico Maria Salerno, Stefano Satta Flores e Macha Méril. Poi ci sono anche due "giovani" a bruciar legna, Bruno Valente, che in effetti sarebbe quasi quasi il co-protagonista assieme all'austriaca, e la peposa Rena Niehaus, che in La Orca di (Eriprando) Visconti aveva già dato prova delle sue morbosità (e anche dopo il '77 continuerà a confrontarsi con nudi ed amplessi del cinema italiano).

Siamo tra Figline Valdarno e Firenze, dove lo zio Augusto (Salerno) ha un negozio di calzature, e pure una tresca con la sua commessa (Méril). Il nipote Luca (Valente) è innamorato della figlia di lei (Niehaus), ma con poche soddisfazioni. La ragazza fa la preziosa e intanto Luca deve subire l'ingombrante presenza dello zio, castigatore di donne di professione. E' proprio il premuroso parente a condurre Luca in un postribolo, con l'intenzione di fargli dimenticare la casta e smorfiosa fidanzatina. Qui Luca conosce Nerina (Berger), prostituta bellissima di cui si innamora seduta stante. Augusto in effetti raggiunge lo scopo, poiché dal momento in cui Luca si imbatte in Nerina il suo atteggiamento cambia. Si fa più spavaldo, esigente (all'ennesimo rifiuto della fidanzata sostanzialmente la violenta) e si mette in testa di avere tutta per sé Nerina. La meretrice si sposta di casino in casino, va a Livorno, poi a Venezia. Luca grazie all'aiuto di un amico camionista (Satta Flores) la insegue per tutta Italia, finché la scova nella città lagunare e prende a frequentarla nonostante lei abbia lasciato la "vita" mettendosi con uno dei suoi clienti. - SPOILER: Luca non le dà tregua e per un po' i due si vedono ma, al dunque, Nerina tronca la relazione sentendosi minacciate nella sue certezze sociali finalmente raggiunte. Il suo attuale compagno la mantiene nel lusso e le consente di comportarsi da ricca borghese lasciatasi alle spalle le odiose case di appuntamento. Nonostante sia intimamente innamorata del focoso e giovane Luca preferisce abbandonarlo, per tutelare la gioventù del ragazzo e la propria stabilità.

Il film parte come un Pierino di quarta categoria, con il caratterista Stefano Amato che dispensa monotematiche perle di saggezza sessuale alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Quindi il racconto prende una piega più da erotico familiare di formazione, quasi alla Malizia e simili, col ragazzetto timido e impacciato che viene avviato al libertinaggio dallo scafato zio puttaniere. Infine entriamo nel dramma vero e proprio, con l'amore impossibile tra la matura prostituta e il ragazzo dal cuore caldo, che per altro finisce nel modo più amaro e lacrimevole possibile. Tosini non si limita a spogliare la Berger e sfamare il pubblico con petto e coscia, insiste nei dialoghi, nelle situazioni ampollose da gran romanzo sentimentale e condisce il tutto con le musiche ridondanti e romantiche di Michele Francesio. Discutibile la scelta di far parlare gli attori con una forzata e del tutto innaturale cadenza toscana. Salta immediatamente all'orecchio di un toscano vero. Il povero Enrico Maria Salerno, Bruno Valente (doppiato da Roberto Chevalier mi pare) e Amato fanno un po' figuruccia. Per fortuna la Méril e la Berger evitano la stessa ordalia. Chissà perché poi ambientare il tutto tra Figline, Montecatini, Firenze e Pisa, sembrano un po' città scelte a caso. Fossero state Genova o Macerata, per dire, non avrebbe fatto granché differenza. Così come i presunti anni '50 in cui si muovono i personaggi (perché nel '58 arriva la legge Merlin) sembrano molto di più degli anni '70 appena appena ringiovaniti.

Solida la Berger, qui 36enne, indubbiamente avvenente e piena di fascino (pure troppo elegante e signorile per essere una credibile prostituta qualunque). Mattatore Salerno, buona spalla Satta Flores. Insipido Valente. E infatti narrano le cronache underground che sul set fosse mal sopportato per la sua inadeguatezza ed impreparazione. Salerno si lancia in qualche grande frase esistenziale che, presa con il dovuto distacco e la sufficiente ironia, dà lo spunto per delle riflessioni. Molto più stereotipato invece (dialoghi compresi) il soffertissimo amore tra i protagonisti, crepuscolare, inesorabile e asfittico, con i due spesso e volentieri ritratti a rotolarsi in qualche letto della penisola. Pure la Méril e la Niehaus hanno scenette provocanti, anche se, in tutta sincerità, la la tedesca a me ha fatto l'effetto "pasta scondita". Lungo i 90 e passa minuti di pellicola qualche sbadiglio mi è venuto, lo confesso, ma la Berger merita le sue attenzioni, e in buona parte il film è tutto sommato gradevole, se non altro perché fatto con mestiere solido.

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