Femminilità (In)corporea

Femminilità (In)corporea
Femminilità (In)corporea

Roger A. Fratter lo sto imparando a conoscere con relativo ritardo. La sua filmografia è già piuttosto estesa e Femminilità (In)corporea è la sua penultima produzione in ordine di tempo, tuttavia sto recuperando il tempo perduto, recuperando contestualmente anche i dvd dei suoi film (pur se con qualche difficoltà). Il suo website lo definisce "un regista amico dei filmakers"; bergamasco, classe 1968, attratto dal cinema e dal video fin da bambino, lavora in una tv dove si forma come montatore, è appassionato di western, realizza una infinità di cortometraggi e nel '97 arriva al suo primo lungometraggio. I suoi riferimenti sono Leone, Zulawski, Antonioni, Pasolini, Petri ed il cinema di genere declinato nei vari Fulci, Castellari, Canevari, Di Leo, etc. (su alcuni di questi ha prodotto anche dei documentari). Ha un forte legame con Nocturno, rivista per la quale scrive alcuni dossier sul genere western (ma che non gli risparmiano critiche negative ad alcune sue produzioni da parte del magazine).

La via al cinema di Fratter è quella di un autore indipendente e soprattutto autarchico, in grado di vivere e sopravvivere del proprio ecosistema. Oltre ad essere autore, sceneggiatore, regista, montatore e protagonista delle proprie storie, Fratter si circonda sempre dello stesso cast artistico, al quale di volta in volta affida le diverse parti in commedia. Seguendo dunque la sua produzione, titolo dopo titolo, si comincia a familiarizzare con quelle facce (e quei corpi), scoprendole ogni volta impegnate in ruoli diversi tra loro (o forse neanche tanto). Una sorta di comune applicata ad un teatro itinerarnte che racconta storie. Leggendo di Fratter e scorrendo i suoi lavori, appare evidente come il regista abbia per una buona metà di carriera (almeno sin qui) frequentato il cinema exploitation thriller e horror, sulle orme dei maestri dei cosiddetti b-movies nostrani degli anni '70 e '80. Il giallo rosa, ovvero quella commistione di nero (cronaca), rosso (sangue) e rosa (sentimenti e financo erotismo) che aveva costituito la formula vincente del cinema schietto e commerciale molto caro anche a Nocturno.

Femminilità (In)corporea appartiene alla produzione recente di Fratter (2012), nella quale il regista sperimenta altre strade, pur mantenendo una liaison con quanto fatto in passato. Ritroviamo gli attori, ma soprattutto le attrici dei suoi film, e sopravvive quello spirito intrinseco di cinema di genere che permea la "scuola Fratter". La storia è più metafisica del solito, con un povero Cristo, Raffaele (Fratter), stretto nella morsa della routine, della quotidianità e delle abitudini (tra queste rientrano anche la moglie Paola/Anna Palco e l'amante Greta/Monika Malinowska) che cerca un riscatto intellettuale e spirituale nell'arte, a tal punto da crearsi una donna immaginaria ricavandola da una tela, un'amante sublimata (Rachel Rose Wood) mediante la quale prendersi le sue rivincite sulla soffocante realtà oramai priva di stimoli.

Il tono della narrazione è drammatico, seppur con sporadiche aperture alla commedia e all'erotismo. Quest'ultima sfumatura è perlopiù garantita dal parterre di attrici (e da qualche momento d'amore); si perché Fratter non se le è scelte proprio proprio anonime. Non tanto per una questione di celebrità, quanto per la fisicità che non passa inosservata. E questo - per quanto ho potuto vedere sin qui - è un trademark del regista lombardo; difficilmente le sue attrici hanno l'aspetto di normali casalinghe o di una Margherita Buy qualsiasi, per dire. L'accento sulla sensualità, sulla voluttà e sulla carnalità delle sue muse è sempre fortemente pronunciato. Questo da una parte irretisce lo spettatore (ovviamente maschio) dall'altra però presenta l'insidia di distrarre e allontanare dall'essenza vera della storia. Impossibile ad esempio guardare le scene con Anna Palco senza indugiare sul suo seno, così come le mise delle varie Malinowska, Giulia Marzulli (Gianna, la figlia di Fratter nel film), della Wood (quasi mai vestita per la verità) e della stessa Palco (gran profluvio di lingerie) sono sempre piuttosto ammiccanti, aggressive, erotizzanti, glamour e mai "casual". A conti fatti, rimane da capire se questo sia un vantaggio o uno svantaggio del film, ma indubbiamente è una cifra stilistica acclarata di Fratter.

Femminilità (In)corporea incuriosisce per certi versi, lascia più perplessi per altri. Il tema è ostico, soprattutto perché affrontato con un piglio un po' onirico, filosofico, volutamente sui generis e simbolico. Insomma impegnativo. Non sempre è chiarissimo come dipanare il senso della scena ed il modo in cui si raccorda (o si sovrappone) a quella che la precede. Noin aiutano alcuni tempi morti della recitazione, che magari intendono dilatare istanti spazio-temporali alla maniera di un Antonioni, ma che in una produzione indipendente a basso budget e senza premi Oscar davanti alla MdP finiscono col tradursi in acerbità ed ingenuità. Il film procede a fasi e strattoni, in alcuni punti arranca in altri decolla, anche se nel complesso si lascia seguire piacevolmente e, se non altro, porta con sé un senso di freschezza e "novità" che di certo manca al nostro cinema attuale affogato di film tutti uguali. Molto accattivanti le riprese notturne di Bergamo, sempre sul filo dell'inquietudine e di una quarta dimensione segreta e non detta. E' il mondo delle ombre e delle presenze ultraterrene che del resto popolano anche la storia e soprattutto la mente (o la realtà) di Raffaele. Meno allettanti le musiche, nota dolente delle produzioni di Fratter per quanto visto (e sentito) fin qui. Ma, come detto, sono un neofita dell'autore, dunque avrò modo di approfondire proseguendo nelle visioni.

Trailer ufficiale

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