L’Uccello Migratore

L’Uccello Migratore
L’Uccello Migratore

Nel 1972 Lando Buzzanca gira sei film, sei...avete letto bene. Ma mica era una novità per Landone, nel '63 pure, nel '64 addirittura sette, nel '65 "solo" cinque, però l'anno dopo partecipa a ben nove pellicole; pure negli anni '70 non sarà da meno, il decennio lo battezza con sette titoli in sala, etc., etc.. Ci siamo capiti insomma su quanto fosse richiesto e stakanovista l'attore palermitano. Certo, prima i suoi ruoli erano più da caratterista, da non protagonista, poi quando diventa il Signore assoluto della commedia erotica italiana, segnatamente d'area meridionale, nessuno può arrestare la valanga, e Buzzanca tracima da Bruno Corbucci a Festa Campanile, da Vicario a Giovanni Grimaldi, da Salce a Fulci, da Cicero a Luigi Filippo D'Amico. L'Uccello Migratore (1972) è un coacervo di cervelloni comici; la sceneggiatura è co-scritta da Raimondo Vianello, dietro la MdP c'è nientemeno che Steno e come assistente alla regia suo figlio Enrico Vanzina. Il titolo ha fatto epoca, per la sua evidente allusione sessuale, ma in realtà il film non è un eroticone schietto e pepato, bensì una divertentissima commedia negli anni della contestazione studentesca, con lievissimi accenni di sensualità, garantiti dalle fascinosa ed elegante Rossana Podestà e dalla più proletaria Dominique Torrent.

Il prof. Pomeraro (Lando Buzzanca) insegna senza grosse soddisfazioni ad una ingorantissima classe della provincia di Catania. Grazie allo zio Michele (Gianrico Tedeschi), deputato romano, ottiene una cattedra al liceo Diocleziano della Capitale. Qui si trova a sostituire un insegnante molto amato dagli studenti, sempre più aizzati dalla protesta sociale e dal clima di scontro politico tra Rivoluzione e Conservatorismo post sessantottino. Inizialmente Pomeraro è vittima degli scherzi e delle angherie più atroci da parte della classe, sostenuto solo dalla Prof.ssa di Scienze Delia Benetti (Rossana Podestà). Tra i due nasce un sentimento, che però si complica quando Pomeraro, nel tentativo di instaurare un rapporto diverso e più diretto con i suoi ragazzi, fraternizza un po' troppo con Silvana. La ragazza lo irretisce ben bene, facendolo cadere in una trappola ordita con i compagni (finge di concederglisi sulla spiagga, lo fa denudare e poi si fa fotografare, inscenando una sorta di violenza sessuale). Dopo questo primo tranello, tra i due nasce comunque una relazione, che mette in crisi il rapporto di Pomeraro con Delia e lo avvicina alle motivazioni della contestazione. Pomeraro si lascerà coinvolgere negli scontri con la Polizia, occuperà la l'istituto e sarà al fianco degli studenti in ogni lotta. Finché, convocato al Commissariato di Polizia, e con vari carichi pendenti a suo sfavore, gli verrà offerto di tradire gli studenti, ottenendo in cambio un nuovo e migliore posto di lavoro in un altro liceo romano "per bene". - SPOILER: Pomeraro non cede e viene spedito al Confino, ad insegnare ad un drappello di capi mafiosi ultra sessantenni. Convinto di dover terminare qui i suoi giorni professionali, viene però inaspettatamente raggiunto da Delia, che si è fatta trasferire per stare vicina a Pomeraro.

Buzzanca è un mattatore insuperabile (qui come in molte altre sue pellicole). Il film è costruito su di lui ma non per questo sconta una sceneggiatura debole, tutt'altro. Il plot è denso di fatti, personaggi e situazioni, anche troppo, tant'è che sul finire - da quando Buzzanca schiaffeggia pubblicamente Delia divenendo l'idolo degli studenti - forse c'è anche troppa carne al fuoco, col risultato che si crea un po' di confusione. C'è chi, come Mereghetti, declassa la pellicola a un tentativo maldestro di fare satira politica, senza armi e con le solite "volgarità". La recensione sbrigativa e spocchiosa del critico tradisce proprio la non volontà di prendere in esame il film con un occhio libero dal pregiudizio. Di sesso nel film ce n'è veramente pochino, anzi direi per niente, le scene in merito sono molto caste e anche in quanto a battute, non c'è traccia di pesanti bassezze. Il rapporto di Buzzanca con la Podestà è piuttosto garbato e assai divertente. Più aperta la liaison con Silvana, anche se, anche in questo caso, al di là di una scena di nudo non si va. E' vero che il film vive di stereotipi (il meridionale, l'uso dei dialetti, gli studenti di sinistra, la Polizia fascista, il deputato scopatore, il maschio "pitecantropo", la femmina docile ma sotto sotto sessualmente inquieta, etc.), tuttavia è anche vero che gli stereotipi sono funzionali alla storia e non viceversa. Tutti i personaggi sono molto divertenti, ben delineati, non ci si limita alla caricatura insomma. Delia è una femmina con molte sfaccettature, ricorda un po' certi personaggi ambigui interpretati da Laura Antonelli. Splendida la Podestà, anche se un po' troppo filiforme. Per quanto si tratti di una commedia e non di una pellicola socialmente impegnata alla Bertolucci, Rosi o Antonioni, L'Uccello Migratore permette comunque di calarsi nel clima rovente di quegli anni, ma lo fa con un occhio ironico, dissacrante, e con una grande attenzione ai dialoghi ed al ritmo (frenetico ed incessante) del procedere della sceneggiatura. Uno dei film imperdibili di Lando che, giova ripetere ancora una volta, è stato uno dei migliori attori italiani di sempre, al pari dei Gassman, dei Manfredi e dei Tognazzi, checché ne dicano gli ammuffiti critici da salotto. Un po' fuorviante la locandina del film, che ritrae una scena che effettivamente nel film avviene (anche se del tutto secondaria), ma che dà furbescamente l'idea di un altro "genere" di situazioni, più spinte e grottesche, contrariamente a quello che in realtà è il vero tono della pellicola.

Trailer ufficiale

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