Mazzabubù… Quante Corna Stanno Quaggiù?

Mazzabubù… Quante Corna Stanno Quaggiù?
Mazzabubù… Quante Corna Stanno Quaggiù?

Secondo Mereghetti il modesto valore del film (e sto usando un eufemismo) si manifesta già a partire dal titolo, emblematico della pellicola che vedremo. Con la sua consueta spocchia cinefila Mereghetti ha a suo modo ragione, ovviamente non per il giudizio sprezzante sul film (che certamente non è un capolavoro), quanto semmai per il fatto che il titolo sia brillantemente identificativo degli umori e delle atmosfere che ci accompagneranno durante i 91 minuti di visione. Il film è uscito recentemente in dvd, per Mustang/Cecchi Gori, purtroppo nella sua versione corta, quei 77 minuti abitualmente trasmessi da tv locali e satellitari quando si degnano di programmare questa sexy commedia ad episodi di Mariano Laurenti, approdata nelle sale nel 1971. Il regista veniva dall'Ubalda e racconta che fu per intercessione di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che ottenne di dirigere il film, così come anche Lino Benfoli - scoperta di Ciccio - approdò al film grazie al duo comico. Il cast è ricchissimo, persino sproporzionato per quello che poi è l'esito effettivo di una sceneggiatura frazionata e priva di spunti granché interessanti, eccezion fatta per l'episodio con Luciano Salce, a mio parere fenomenale (anche e soprattutto per merito di quella faccia di tolla di Salce).

L'argomento trattato è di quelli particolarmente cari al pubblico italiano del post '68, alle prese col dibattito sul divorzio (nel film se ne fa esplicito riferimento, vedasi la canzoncina intonata da Franchi: "Io vogghiu divorzia', io vogghiu divorzia', perché aggia campa', vattene tu e mammà, e questa e la libertà, ole"), le corna, ovvero l'adulterio. Un narratore affettato (Carlo Giuffrè col capello molto anni '70) fa da collante agli episodi che ruotano attorno agli amori coniugali insidiati dal tradimento. Inizialmente Giuffrè incornicia due piccoli aneddoti, sempre inerenti; il figlio di una balia - primo "cornutino" della storia - che piange aspettando il suo turno mentre la madre allatta i figli altrui (con dettaglio non proprio innocente della tetta rigogliosa....e delle caccoline del bebè), quindi si passa ad una lite in strada, dove un marito viene portato via dai Carabinieri perché sorpreso in flagrante adulterio; un tizio lo deride ma poi scopre che l'arrestato se la faceva proprio con sua moglie, ed un'altra passante ancora racconta a Giuffrè tutte le tresche del quartiere, per poi vedere suo marito che esce da casa della moglie del tizio che è appena stato arrestato. Tutti sono cornuti e chi è senza corna scagli la prima pietra.

Si parte col primo episodio, Franco e Ciccio convinti antidivorzisti i quali, terrorizzati dalla possibilità che le moglie (Isabella Biagini e Mariolina Cannuli) possano tradirli, decidono di "vaccinarsi", scambiandosele direttamente per prevenire l'inevitabile e fare tutto in famiglia. L'incontro finirà in una lite furibonda. Quindi passiamo al critico d'arte Luciano Salce, che nell'opera astratta e simbolica di un promettente pittore crede di ravvedere l'erotica fisicità della propria moglie (Marilù Branco), costringe così la donna a giacere col pittore per provare che aveva ragione. Pippo Franco è alle prese con una bella eschimese (Gianna Serra) che vuole assolutamente che il marito li sorprenda mentre amoreggiano, altrimenti rimarrebbe troppo deluso dal mancato rispetto della leggendaria ospitalità lappone. Il pizzicagnolo con la seconda elementare Lino Banfi è costretto a comprare un'enciclopedia a volumi alla moglie (Maria Pia Conte), su pressioni di lei e del piazzista, che naturalmente ad ogni nuovo volume in consegna se la spassano bellamente. I novelli sposi Giancarlo Giannini e Rosemarie Dexter hanno qualche problema di intesa sessuale, la donna non intende concedersi ma, al contempo, ventila la possibilità di non essere arrivata illibata alla prima notte di nozze. Il modernissimo e progressista Giannini la abbandona dandole della "bottana". Risultato: lui va con la prostituta Silvana Pampanini, lei si consola con l'albergatore, a quel punto la verginità è persa per davvero. Il cumenda Alberto D'Orsi è sterile e l'unico modo per avere un figlio è trovare un donatore in provetta, si rivolgerà al ruspante contadino lumbard Renzo Montagnani, il quale però non farà neppure a tempo ad ingravidare la moglie poiché alla faccenda ci sta già pensando il medico di famiglia.

Questi gli episodi più estesi, ci sono poi delle ulteriori pennellate rapidissime: Riccardo Garrone crociato che parte per la Terra Santa, mette la cintura di castità alla moglie (Rosita Toros) e affida le preziose chiavi al paggio Franco Giacobini, il quale pare avere sin troppa dimestichezza con l'attrezzo della moglie; Enzo Turco sorprende la moglie a letto con il suo migliore amico, e li lascia fare mentre esprime tutto il suo civile ma inerte disappunto; Nadia Cassini accompagna il marito tifoso allo stadio, il quale accetta che la moglie si sbaciucchi con un altro pur di non lasciarla a casa dove altrimenti qualcuno se la sarebbe potuta "portare a letto". Mancano altri episodi, espunti da questo master televisivo riproposto paro paro da Mustang, quello di Minosse convinto dell'infedeltà di Parsifae e quello degli spartani che disertano la guerra contro Troia per paura che le mogli possano venir deflorate in loro assenza. Permane invece la parentesi relativa al narratore stesso, pure Giuffrè infatti, arcisicuro di avere una devota mogliettina (Sylva Koscina), è costretto a rivedere le sue posizioni. Egli è quello che si dice un "cornuto elettronico"; si perché un cervellone atto a prevedere la percentuale di rischio smaschera i due coniugi (che avevano fornito notizie anagrafiche false) inchiodandoli ad un simbolo inequivocabile: le corna.

Franco e Ciccio hanno un tempo congruo di sceneggiatura (e divertono), Luciano Salce fa scompisciare con le sue supercazzole intellettualoidi sulla pittura e la sua ostinazione a vedere in poche macchie colorate la prova del tradimento della moglie. Pippo Franco ha un ruolo piccolissimo ed è pure doppiato (però che bella la Serra), Giannini all'epoca fece un po' scalpore, un nome di rilievo per una commedia scollacciata come questa, ma il suo maritino è estremamente verboso e macchiettistico (la Pampanini invece è una laida strega turchina coi capelli rosa). Montagnani lumbard è tirato per i capelli e l'episodio di Lino Banfi si ricorda solo per l'avvenenza di Maria Pia Conte. Sempre da menzionare la Koscina, infagottata in un cappottone molto alla moda ma immancabilmente fascinosa e bellissima. Mazzabubù è praticamente un barzelletta movie col filo conduttore delle corna. Roberto Pregadio è a suo agio nel musicare i vari episodi, e rimane stampata in testa la canzoncina che dà il titolo al film e che sentiamo sui titoli di testa. Quattro anni dopo Gabriella Ferri inciderà un album con quel titolo e Antonello Falqui porterà in tv un omonimo programma di intrattenimento con Enrico Montesano, Oreste Lionello, Pippo Franco, Gianfranco D'Angelo, Pino Caruso e la stessa Ferri.

Trailer ufficiale

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