Natale In Casa Di Appuntamento

Natale In Casa Di Appuntamento
Natale In Casa Di Appuntamento

Il curriculum di Armando Nannuzzi è sterminato, come direttore della fotografia però, oltre 90 film al servizio di Comencini, Lizzani, Bolognini, Pietrangeli, Lattuada, Monicelli, De Sica, Visconti, Risi, Blasetti, Pasolini, Prosperi, Zampa, Cavani, Montaldo, Sordi, Zeffirelli il gotha del cinema italiano insomma (ma, curiosamente, anche di Stephen King in Brivido e di Roger Corman in Frankenstein Oltre Le Frontiere Del Tempo). Come regista però la sua filmografia si limita a due titoli, L'Albero Dalle Foglie Rosa (1974) con Marisa Merlini e Natale In Casa Di Appuntamento, tratto dal romanzo omonimo di Ugo Moretti. Pellicola particolare ed interessante quest'ultima, che verrebbe facile scambiare per una prova minore del sottobosco erotico del nostro cinema di genere del periodo, anche e soprattutto per il titolo, senza sottovalutare l'ammiccante locandina che vede Silvia Dionisio nuda far capolino dalla porta socchiusa del postribolo. Immagine furba e fuorviante poiché la Dionisio ha un ruolo secondario nell'economia del film e il rimando a scenari di grande lussuria è, in realtà, assai da ridimensionare.

Natale In Casa Di Appuntamento tratta quell'argomento lì e si svolge in quel posto lì ma è più un film drammatico che un film erotico. Dato il contesto e l'argomento non mancano certi momenti di "intimità", ma non sono la ragione sociale del film e chi si approcciasse alla visione con l'intenzione di vedere un filmaccio scollacciato e godereccio rischierebbe di rimanere deluso. Quello di Nannuzzi è un gran bel film, carico di emozioni, riflessioni e tensioni emotive, alleggerito qua e là da parentesi erotiche, chissà... forse anche richieste per motivi di botteghino più che per reali necessità narrative. Fatto sta che anche le scene "nude" si amalgamano alla perfezione al senso, alla direzione ed al significato della vicenda, e non sono buttate lì tanto per far "quantità". Seguiamo gli ultimi fuochi di una maitresse (a sua volta ex prostituta) che gestisce un casino. Françoise Fabian è innamoratissima di un uomo sposato e vive nella perenne attesa che questi lascia la moglie per andare a vivere con lei; pare che finalmente a Natale il grande passo si compia, così, mentre fervono i preparativi per il loro nuovo nido d'amore, la Fabian chiude la propria attività di ruffiana, fissando gli ultimi appuntamenti delle proprie lavoratrici e regalando le ultime soddisfazioni ai propri affezionati clienti, come il vecchio amico Ernest Borgnine, uomo ricco e solo che è in cerca di una compagna per vivere gli anni dei capelli bianchi in serenità. Vorrebbe farlo con Silvia Dionisio, commessa che arrotonda lo stipendio facendo marchette. Corinne Clery invece è una giovane moglie e mamma, ambiziosa e frustrata dalle disattenzioni del marito, la quale accetta di guadagnare soldi facili incontrando uomini a casa della Fabian. C'è poi Norma Jordan, sposata ad un uomo impotente, la quale soddisfa i suoi appetiti ogni volta con un partner diverso, poiché solo così evita di affezionarsi e sente di rimanere fedele al consorte.

Una platea di personaggi ammantati di tristezza, solitudine e senso di sconfitta. Tutti vorrebbero qualcosa che non hanno, e tutti alla fine del film rimangono con poco più che un pugno di mosche in mano. La sorte peggiore toccherà proprio alla Fabian, ma certo non si può dire che gli altri trovino la felicità. Ciò che ho molto apprezzato è come Nannuzzi propone la storia. Dialoghi e personaggi sono estremamente convincenti, realistici, credibili. Spesso e volentieri in questo tipo di pellicole il tono generale risulta inverosimile e superficiale o, di contro, assai pretenzioso. Nannuzzi trova la giusta misura, l'equilibrio che fa della Fabian, della Dionisio, di Borgnine dei personaggi tridimensionali, che potrebbero davvero essere il nostro vicino di casa o quel tizio/quella tizia incontrata una volta da qualche parte. Merito anche della gran caratura degli attori. Sulla bellezza della Fabian o della Dionisio non c'è neanche da pronunciarsi, ma è la "bella" recitazione che colpisce ancor prima delle doti fisiche. Leggermente meno a fuoco - a mio parere - Corinne Clery, vuoi perché doppiata incomprensibilmente con un accento toscano strascicatissimo che stravolge il personaggio, vuoi perché meno azzeccato come connubio ruolo/attrice; l'impressione è sempre quella di avere la Clery che interpreta questa donna, sensazione che sparisce completamente quando invece sono in scena la Fabian e la Dionisio. Dolce e tenero Borgnine, davvero un grandissimo (e versatile) attore. Musiche di Riz Ortolani un po' troppo cariche di pathos ma tutto sommato calzanti. Per Morandini si tratta di "una storia di redenzione che si perde in episodi marginali", e figuriamoci se io e il Morandini si poteva essere d'accordo. La storia di redenzione c'è (ed il fatto che finisca male la rende ancora più amara), sugli "episodi marginali" dissento totalmente poiché è proprio la piccola realtà del quotidiano, apparentemente persino insignificante, che rende profonda e a tratti persino "commovente" la storia, senza grandi titanismi.

Unico appunto che mi sento di muovere è la caratterizzazione della Jordan, velatamente razzista. Il modo in cui è abbigliata e sopratutto le sue performance sessuali sono troppo in chiave Bingo Bongo; persino le musiche che accompagnano la presenza in scena del suo personaggio (di colore) alludono continuamente all'Africa selvaggia, mancano le scimmie e poi abbiamo fatto il safari. Magari questa coloritura è innocente, ma in qualche misura allo spettatore arriva forte e chiaro il messaggio della pantera della giungla che divora l'uomo bianco. Forse si poteva evitare o sottolineare in modo meno paternalistico.

Trailer ufficiale

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