Il Nome Del Mio Assassino

Il Nome Del Mio Assassino
Il Nome Del Mio Assassino

Mai uscito in Italia al cinema, passato direttamente in dvd, se il titolo non vi diceva nulla ecco spiegato il motivo. Un altro potrebbe pure essere che I Know Who Killed Me non è esattamente una pellicola memorabile, di quelle da mettere nel cassettino della memoria, sezione "capolavori indimenticabili". Dirige Chris Sivertson, abbonato ad horror e thriller e con una predilezione per i teenager. La storia sarebbe abbastanza semplice, se lo sceneggiatore Jeff Hammond non avesse fatto di tutto per ingarbugliarla inutilmente. Aubrey Fleming (Lindsay Lohan), studentessa, aspirante scrittrice e pianista talentuosa, sparisce senza lasciare traccia. Giorni prima nella stessa scuola era stata registrata la sparizione di un'altra ragazza, poi ritrovata morta e mutilata. Fortunatamente Aubrey ritorna dall'oblio, anche se pure lei riporta le stesse mutilazioni (gamba e mano destra) subite dalla precedente vittima. Il punto è che Aubrey sostiene di non chiamarsi affatto Aubrey, non riconosce la sua famiglia e racconta di tutt'altro passato. Lei è Dakota Moss, faceva la spogliarellista, sua madre era una tossica morta di overdose. Come se tutto ciò non bastasse, Audrey/Dakota ha frequenti allucinazioni, sempre a sfondo macabro, e addirittura perdite di sangue inspiegabili. La Polizia, come da copione, brancola nel buio. - SPOILER: Dakota aveva una gemella dalla quale è stata separata alla nascita, Aubrey. Aubrey venne letteralmente comprata da un papà quando egli scoprì che la sua piccoletta appena nata era morta nell'incubatrice; fece credere a sua moglie che la seconda bimba fosse la "loro" Aubrey, custodendo il terribile segreto per tutti gli anni a venire. Aubrey e Dakota però sono gemelle stigmatiche, ovvero ciò che fisicamente accade ad una, anche a fotoni di miglia di distanza, accade puntualmente pure all'altra. La ragazza rapita dal serial killer dunque è la vera Audrey, ancora prigioniera del pazzo, mentre Dakota sta subendo le medesime mutilazioni per simbiosi, senza aver alcun ricordo di un rapimento che in effetti non c'è mai stato. Scoperto tutto ciò, Dakota riuscirà a percepire anche l'identità del maniaco, il professore di piano di Aubrey. In un finale convulso riuscirà addirittura a salvarla mentre l'assassino la stava seppellendo viva (e mutilata).

La trama ha diversi problemi di credibilità (ricordatevi che siamo sotto spoiler, quindi in caso non proseguite a leggere): Dakota e Aubrey vivono nella stessa città e probabilmente nello stesso quartiere, sono identiche eppure fino al rapimento del maniaco nessuno si era mai accorto di niente. La storia delle sorelle stigmatiche è abbastanza ridicola, ma ancora più ridicolo è il modo in cui Dakota la scopre, semplicemente digitando su un motore di ricerca le parole "ferite sanguinanti inspiegabili"; le si apre un mondo, compreso una specie di programma tv sensazionalistico (roba che Adam Kadmon e Sandro Giacobbo sono Piero e Alberto Angela) che racconta dei rari casi registrati al mondo di fratelli stigmatici. Bingo, ecco spiegato tutto. Da lì in poi le visioni di Dakota diventano chiare a tal punto da comprendere persino chi sta uccidendo Aubrey, quando fino a poco prima neppure sapeva spiegarsi perché improvvisamente fiotti di sangue le uscissero dal braccio. Ora invece sente pure i sussurri di Aubrey. Perché diavolo il maestro di piano di Aubrey si accanisce così su di lei e sulla precedente vittima? Aubrey voleva lasciare la musica per dedicarsi solo alla scrittura, ed un trofeo (a forma di arpa) che sia lei che l'altra ragazza uccisa condividono nella cameretta farebbe pensare che le due avessero in comune il saper suonare uno strumento. Inoltre una profiler dell'F.B.I. sostiene che il killer intende punire le sue vittime (ne traccia un profilo psicologico arzigogolatissimo basato su niente, letteralmente su niente di niente). Come spettatore dovrei quindi dedurne che il maestro di piano è uno che se abbandoni le lezioni ti sevizia a morte. Ok, sta bene, anche se non si spiega come un ometto come quello, bonario e dimesso, possa tramutarsi in uno squartatore efferato con approfondite conoscenze medico-farmacologiche e chirurgiche. Poi perché tutto il set di coltelli, lame, seghe, etc, del maestrino sono fatti in vetro, color azzurro e col design ultra figo? Li ha comprati in una televendita mediaset di Mastrota?

Tanto per non lasciare troppo sottintesa la partizione delle personalità, Aubrey e Dakota caratterialmente vengono ritratte all'opposto, la prima è timida, riservata, solare, la seconda è sboccata, zoccola e strafottente (e non c'è dubbio su quale delle due la Lohan abbia preferito recitare). A Dakota sono riservate le scene più borderline, quindi i suoi siparietti come lapdancer (niente di che, bella lingerie, ma anziché le tette della Lohan, tutto sommato copertissima, si vedono quelle delle cameriere del locale) e il suo amplesso col fidanzato scemotto e testosteronico di Aubrey (adeguatamente ripreso senza che si veda alcunché). Il Nome Del Mio Assassino ammicca molto sulle pruderie erotiche della Lohan, ma è tutto presunto, il film è più casto di una commedia con Aldo, Giovanni e Giacomo, e tutto sbilanciato sul versante thriller giovanilistico un pochino slasher. Le scene delle torture del maniaco sono esplicite e danno pure un po' fastidio, sia perché sono gratuitamente violente, sia perché non c'è un plot corposo che le bilanci, il glamourama è formale, di sostanza ce n'è poca. Era stato previsto pure un finale alternativo, ovvero che l'intera vicenda si rivelava essere una storia scritta da Aubrey (che ad inizio film abbiamo visto leggere passi di un suo scritto in classe, davanti ai compagni e all'insegnante). Il film si è aggiudicato ben 7 Razzie Award (un autentico record, superato solo nel 2012 da Jack E Jill con Adam Sandler) e mancando solo l'ottava nomination per "peggior film del decennio". La cosa buffa è che la Lohan ne parla come una pellicola nella quale è stata una vera benedizione esserci, un nuovo Silenzio Degli Innocenti per le giovani generazioni. Tra i premiati in negativo pure la povera Julia Ormond (nel film è la madre inconsapevole e piagnona di Aubrey). Molto bella la locandina originale, pessima e insulsa quella italiana.

Trailer ufficiale

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