Non Mandarmi Fiori!

Non Mandarmi Fiori!
Non Mandarmi Fiori!

Terzo ed ultimo film della coppia Doris Day e Rock Hudson dopo Il Letto Racconta e Amore, Ritorna! (e in tutti e tre c'è pure Tony Randall, sparring partner insostituibile). Le critiche dell'epoca si divisero per poli opposti, chi lo ritenne il film meno riuscito della tiade (Variety) chi invece il migliore (Time Out London), chi lo gradì, chi ne elencò i difetti. Dirige Norman Jewison, famosissimo regista cult di Jesus Christ Superstar e Rollerball, ma qui appena al suo quarto film. L'eleganza e la raffinatezza da sempre attribuite al regista canadese si avvertono subito in questa pellicola estremamente garbata e ironica, e l'umorismo strisciante non è affatto da sottovalutare in questo caso poiché i temi affrontati, seppur in forma di commedia, non sono facili, una morte annunciata e l'adulterio (siamo nel '64), quindi onore al merito al cast ed al regista per aver saputo così brillantemente volgere a proprio favore degli argomenti potenzialmente complicati e scabrosi. La sceneggiatura (di Julius Epstein) deriva dalla commedia teatrale di Norman Barasch e Carroll Moore, andata in scena nel '60 a Brodway.

George Kimball (Rock Hudson) è un marito irreprensibile ma anche un terribile ipocondriaco. Soffre di gastrite ma per via di un equivoco crede che gli rimangano poche settimane di vita. Decide di non rivelare nulla a sua moglie Judy, e con l'aiuto dell'amico fidato Arnold Nash inizia a sistemare tutte le faccende che lo riguardano prima della dipartita. Acquista lo spazio al cimitero, regola i conti e si incarica pure di trovare un futuro marito alla moglie, un uomo solido ed affidabile, che non si approfitti di una vedova inconsolabile e che possa accompagnarla in una vecchiaia serena. La sua ipocondria, oltre a fargli credere di essere in punto di morte, lo caccerà anche in un terribile equivoco con la moglie, la quale si convincerà che George abbia una relazione extraconiugale con una vicina di casa che si sta separando dal marito. - SPOILER: il provvidenziale ed inconsapevole intervento dell'impresario delle pompe funebri, che rivelerà a Judy l'acquisto della sepoltura del marito, rimetterà a posto le cose e permetterà a Judy di scoprire che tutta la faccenda era solo un maledetto equivoco.

La sceneggiatura è un bel meccanismo ad orologeria che purtroppo si sgonfia nel finale, troppo rapido e sbrigativo. Viene difficile pensare che Doris Day si convinca sulla base di così pochi elementi ed in così poco tempo della "innocenza" del marito, tuttavia i tempi contingentati dovevano essere quelli della sala cinematografica, e allora si accetta di mettere da parte un certo realismo per puntare tutto sulla simpatia degli attori. Quella di certo non manca. Rock Hudson è un pezzo di Marcantonio, e parte del corto circuito comico viene proprio dal fatto che un energumeno in quel modo sia vittima della propria ipocondria e, nonostante sia sano come un pesce, prenda manciate quotidiane di pillole colorate (tutte edulcorate dalla moglie in gran segreto) e si riduca addirittura sulla sedia a rotelle per delle malattie immaginarie. Doris Day era la fidanzatina d'America, viso d'angelo, bionda, talento comico (si veda il suo "onirico" duetto col ballerino latino-americano), tempi perfetti (ed in Italia beneficiava del valore aggiunto di essere doppiata dalla voce di Marilyn, Rosetta Calavetta). Tony Randall era una spassosissima (ed elegante) variante di Peter Sellers e David Niven, impagabili i suoi melodrammatici piagnistei sulla spalla dell'amico "morente" George. Aggiunge pepe l'impresario delle pompe funebri, il Sig. Akins, una maschera facciale ed una plasticità corporea degne di un cartone animato, personaggio bizzarro e strampalato.

Ogni cosa è al suo posto in questa pellicola, compresi i personaggi comprimari come il dottor Morrissey (Edward Andrews) o il redneck rivestito Bert Power (Clint Walker), vecchia fiamma di Judy, dai modi e dall'aspetto rustici. Si capisce subito che c'è dell'estro nel film, a cominciare dall'incipit che mescola disegni animati e spot pubblicitari, e dalle peripezie di Doris Day che rimane chiusa fuori casa in vestaglia e si infila in una girandola di trappole per tornare dentro. Deliziose le musiche, i toni pastello del racconto e il brio dei dialoghi. Scena culto: Doris Day che per vendicarsi sul marito si agghinda di tutto punto con vestaglia da notte scollatissima, cofana di capelli e trucco pronunciato, per poi sbatterlo in giardino in pigiama in piena notte (e in bianco).

Trailer ufficiale

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