Ossessione Fatale

Ossessione Fatale
Ossessione Fatale

Ossessione Fatale (1991), regia di Joe D'Amato, con protagonista assoluta Carmelina Tonto - passata alla storia del cinema bis italiano come Carmen Di Pietro - ovvero metri e metri di celluloide all'insegna del trash più spinto e coraggioso. La trama ci consegna una Liza Davis (la Carmen), giornalista tv, algida ed altezzosa, in cerca di emozioni forti. Mentre a lavoro le commissionano un'inchiesta sull'amore (dove per "amore" più che altro si intendono orgasmi, masturbazione, etc.) e mentre il suo capo non perde occasione per palparla in ogni dove ed ogni quando, accade che Liza rimane vittima di un rapinatore che tenta di rubarle auto e gioielli per saldare un debito di gioco. Liza lo seduce con le sue arti amatorie (quelle due, enormi, che si trova in dotazione) e da quel momento rovescia la situèscion a suo favore. Il furfante viene ammanettato al letto e costretto a tutte le voglie di Liza (che scopriamo essere più ardita che algida). Ma attenzione, c'è un perché; Liza intende strumentalizzare l'imprevista occasione a fini professionali, vuole realizzare un servizio giornalistico clamoroso e sensazionale. Il fatto è che durante i giochetti ci prende anche gusto e si innamora del ladruncolo. Secondo la più collaudata sindrome di Stoccolma, accade lo stesso anche al toro da monta (il quale alla fine, nonostante la ritrovata libertà, implorerà addirittura Liza di rimanere assieme). Nel frattempo la coinquilina di Liza, scoperto il segreto, decide di fare pure lei un rodeo col sequestrato, per amore di statistica s'intende.

La Di Pietro recita (doppiata) prevalentemente nuda e/o in lingerie, e quando è vestita lo è per modo di dire, la latteria è aperta 24h, orario all'americana (a proposito, il film è girato negli States). Non mi duole affatto ammettere che la Di Pietro versione fine '80 / primi '90 era notevolissima, enormemente più bella e glamour rispetto al personaggio televisivo demenziale gossipparo che poi avremmo conosciuto; gran look, gran trucco e gran vestiario fashion anni '80. La recitazione è ai massimi livelli (dell'imbarazzo), non c'è un singolo attore difendibile; recitano tutti indistintamente male, pesci fuori d'acqua. D'Amato non se ne cura, sa di avere una bomba erotica per le mani e la sfrutta al massimo delle sue possibilità. Come molte pellicole trash e anarcoidi che non disdegnano spunti d'autore, si respira a pieni polmoni la fragranza eau de cult già al terzo fotogramma, con meravigliosi momenti di ridicolo involontario alternati ad amplessi senza soluzione di continuità. Vietato infatti ai minori di 18 anni. Pensavo fosse la solita esagerazione bacchettona e invece no, molte scene sono abbastanza esplicite (e per altro si ripetono ogni 3 minuti). Una delle rare occasioni in cui la dicitura "porno-soft" ha realmente un senso.

Trailer ufficiale

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