The Legend Of Tarzan

The Legend Of Tarzan
The Legend Of Tarzan

Ennesima rivisitazione del mito di Tarzan al cinema, figura intramontabile al quale si ritorna sempre, ciclicamente, come King Kong, Pinocchio o Superman. Avete mai letto uno dei suoi libri? Già perché Tarzan non è uno ma ventotto, ovvero il numero di pubblicazioni che gli dedica Edgar Rice Burroughs, il suo inventore, un ciclo narrativo tradotto in più di cinquanta lingue e ispiratore di almeno una trentina di film (ad oggi). Burroughs lo deriva parzialmente dal Mowgli del Libro Della Giungla di Kipling. Il britannicissimo David Yates (divenuto regista grazie all'infatuazione per Lo Squalo di Spielberg) si incarica di questa nuova trasposizione. Dopo ben quattro Harry Potter tra il 2007 ed il 2011, arriva il momento di trasferirsi nella giungla del Congo, sul finire del XIX° secolo. Anziché seguire in modo cronologicamente lineare la biografia di Tarzan, veniamo proiettati nella Londra del 1889, laddove i rapporti commerciali tra Belgio (sotto la cui giurisdizione rientra il Congo) e Inghilterra vogliono che John Clayton III di Greystoke, membro del parlamento della regina, si rechi in Africa a capo di una missione che dia visibilità e faccia buona pubblicità al lavorìo di re Leopoldo, indebitato fino al collo e smanioso di arraffare i diamanti celati nelle rocce minerarie congolesi. Clayton sulle prime diffida, ma si lascia poi convincere da Lord Washington (Samuel L. Jackson), assai preoccupato dello schiavismo selvaggio che la corona belga sta attuando in Africa centrale. Giunto sul posto, Tarzan sarà oggetto della attenzioni del faccendiere Léon Rom (Christoph Waltz), futuro governatore del Congo per conto di re Leopoldo, nonché cinico affarista senza scrupoli, il quale stringe un patto con la tribù locale di Mbonga, il leader a cui anni addietro il giovane Tarzan uccise il figlio prediletto durante una battuta di caccia. Se Mbonga potrà soddisfare la sua sete di vendetta, Rom avrà i suoi diamanti. Tarzan cade dunque in trappola, la sua bella e amata Jane (Margot Robbie) viene rapita dagli uomini di Rom, e il re della giungla dovrà rispolverare le sue radici primitive per poter ripristinare pace, amore e serenità.

Come è questo ennesimo Tarzan? Ottimo, a parer mio. Ne ho letto male, malissimo, e invece Cineraglio approva. Non che non si possano muovere critiche al film, ma complessivamente siamo ampiamente oltre la sufficienza, non c'è che da sbraciolarsi nella poltroncina del cinema e godere delle immagini, dei suoni e della notevolissima colonna sonora. Tarzan è lo svedese Alexander Skarsgår, attore ancora relativamente poco noto ma che in realtà presenzia in film dal 1984 (ovvero dall'età di 8 anni). Gli si imputa una rigidità espressiva poco felice; vero, è un po' legnoso, ma come iconico e misterioso (ex) uomo della giugnla, cresciuto da scimmie e leonesse, va più che bene. Ne riparleremo alle prese con un Amleto o un Cyrano. Dove sono rimasto poco convinto e sulla sua fisicità. Skarsgår è davvero troppo scolpito; ha un fisico piazzatissimo, appena licenziato da un personal trainer di una palestra. Passi che Tarzan debba avere un presenza possente, ma deve anche conservare i tratti di un fisico tonico, elastico, atletico, considerando la sua furtività tra le frasche e il suo zompare di liana in liana. Non dubito che il pubblico femminile abbia ampiamente apprezzato, ma assomigliare più a Schwarzenegger che ad un Serhij Bubka, per dire, secondo me toglie attendibilità al personaggio. Tarzan è troppo grosso e bestione per fare quello che fa. Mingherlino no, ma neppure wrestler. Waltz neanche mi è piaciuto; non ho ancora capito se è colpa dei registi con cui lavora o se è proprio lui, ma fondamentalmente, da quando lo conosco, recita sempre lo stesso ruolo in ogni film, le stesse movenze sornione, la stessa paffuta malevolenza. Anche basta. Jane/Margot Robbie è bellissima, per carità, però pure lei non ha un filo di trucco sbavato, ne una ciocca fuori posto nonostante giorni e giorni di prigionia nel bel mezzo della giugnla, a 40 gradi e col 200% di umidità asfissiante. Sarà stato anche l'effetto della fotografia livida e bluastra, ma pareva quasi di cogliere eco della Kate Winslet di Titanic nel suo modo di essere ed apparire.

Ok, non si può avere tutto dalla vita, e infatti il resto del film va benone. Le immagini sono mozzafiato, suggestivo lo scenario esotico, pieni di atmosfera e buoni sentimenti i siparietti con gli animali amici di Tarzan, così come ambigui e inquietanti sono gli indigeni imbiancati che rispondono ai voleri di Mbonga. Intense e dinamiche le scene di combattimento, tutte, quelle con gli uomini e quelle con le bestie. In qualche maniera, Yates si inventa come può dei punti di vista non troppo banali, non si attiene filologicamente alle pagine di Burroughs e va a cercare momenti personali ed originali. La computer grafica a volte eccede, si sente in tutta la sua pesantezza, ma mettendo sui piatti della bilancia pregi e difetti del film, personalmente voto per un sicuramente giudizio positivo. The Legend Of Tarzan è un validissimo prodotto di intrattenimento, politicamente corretto ma appassionante. La prima scelta per il ruolo di Tarzan era stata inizialmente quella del nuotatore Michael Phelps, poi Henry Cavill, Tom Hardy e Charlie Hunnam. Skarsgår sarà una volontà diretta di Yates. Per il ruolo di Jane sono state passate in rassegna una decina di attrici (tra le quali Emma Stone e Jessica Chastain) prima di addivenire alla Robbie.

Trailer ufficiale

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