Willy Signori E Vengo Da Lontano

Willy Signori E Vengo Da Lontano
Willy Signori E Vengo Da Lontano

Appena possibile riprendo in mano qualche film di Checcho da Narnali, complice anche il fatto che qualche giorno addietro mi sono letto la sua biografia, Sono Un Bravo Ragazzo, che, per un suo vecchio cliente affezionato come il sottoscritto (quanti pomeriggi liceali passati al cinema a vedere i suoi film!), è stata una vera botta al cuore. Stavolta è stato il turno di Willy Signori E Vengo Da Lontano (1989), pellicola che segue il già brillantissimo e fortunatissimo Caruso Pascoski Di Padre Polacco, del quale riprende la titolazione con nome e breve descrizione. Appena un anno separa i due film, che in qualche maniera risentono dello stesso momento creativo, c'è una parentela tra i due, uno spirito affine, comune, che li lega idealmente. Molto divertente l'uno, altrettanto divertente l'altro, anche se leggermente meno elegante e raffinato, si appoggia a qualche "vaffanculo" in più e gozzoviglia in un cinismo plateale, vedi i continui maltrattamenti agli animali (tanto che a fine film Francesco ci scherza su, firmando una dichiarazione che garantisce che ogni animale, compreso il suo aiuto regista, non è stato ferito in alcun modo), o il rapporto col fratello paralitico Haber (che ci sia qualche sassolino che Francesco si toglie nei confronti del vero fratello, Giovanni, col quale i rapporti sono sempre stati altalenanti, almeno caratterialmente?), l'autocommiserazione fatta persona, ma anche vittima dei dispetti di Francesco, insensibile alla condizione del fratello. Molte le scene culto in tal senso, la guerra in carrozzella, dove pure la vicina di casa dei due (Ilona, ex pornostar degli anni '60 con pitone al seguito, evidente il rimando....) prende uno schiaffone; e quando Francesco rincasa a tarda notte, trova il fratello riverso a terra (la caduta è finta, ennesima trovata per attirare l'attenzione), ma lo ignora bellamente, lasciandolo nella più totale indifferenza. Epocale anche il dialogo a tavola sui rispettivi "problemi" dei due, ognuno pensa al proprio, vuole risolvere il suo e non è disponibile a farsi carico delle paturnie altrui.

Le compagne di Francesco in questo film sono Anna Galiena, il cui personaggio ricorda vistosamente quelli solitamente interpretati da Athina Cenci, donnona altezzosa, arrogante e sicura di sé, e Isabella Ferrari, che incarna perfettamente le nevrosi tipiche di Francesco Nuti. La regia è abbastanza curata, anche più del solito, con attenzione ai dettagli e qualche bella scena (ad esempio la camera a mano nella corsa giù per la tromba delle scale). La trama ha sostanza ma, al solito, non è l'elemento principale nei film di Nuti, che si appoggiano invece alle suggestioni, ai dialoghi, alle espressioni, insomma ai "momenti" attoriali. Emerge chiaramente il ricorso al tormentone ciclico, trademark di Nuti, ovvero elementi comici che ritornano continuamente "a martello", con piccole variazioni, come Giovanni Veronesi lavavetri sempre alle calcagna di Nuti, o le lotte con cani e gatti a cui accennavo prima, o la rivolta degli oggetti nell'auto ad inizio film mentre Francesco guida, prima dell'incidente, o ancora le proposte di articoli naturalistici che Francesco propone al direttore del suo giornale, sempre senza speranza. In Willy Signori non c'era un vero e proprio ruolo per il compagno di sempre, Novello Novelli, ed ecco che, generosamente, Francesco si inventa qualcosa, il "cadavere decennale", che non dice una battuta ma fa ridere parecchio. Meno caratterizzanti del solito le musiche, sempre ad opera di Giovanni Nuti.

Trailer ufficiale

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